Il playboy, il parroco e il funerale negato

di ROSITA SPINOZZI –

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Così disse Gesù a quanti volevano lapidare l’adultera Maddalena. Il perdono, soprattutto per chi è religioso, è cosa sacra e imprescindibile. Oserei dire persino liberatorio e, in alcuni casi, molto più efficiente di qualsiasi tipo di rivalsa. Pertanto desta stupore il fatto che un prete si sia rifiutato di celebrare i funerali di un gagliardo 63enne che di “professione” faceva il playboy. Non uno qualunque, ma Zanza, al secolo Maurizio Zanfanti, il “re dei vitelloni” riminesi, celebre latin lover della Riviera Romagnola che era solito sbandierare ai quattro venti le sue seimila conquiste. Da giovane seduceva circa duecento donne ogni estate, con una spiccata predilezione per le turiste tedesche e svedesi. Ma non disdegnava neanche le ragazze italiane, spingendosi anche a corteggiare le belle donne, single o sposate che fossero. Da “anziano” il numero di conquiste si era ridotto, ma restava pur sempre considerevole. Tant’è che si è spento in “bellezza”, tra le braccia di una 23enne, durante una notte di passione. Una morte coerente con il suo stile di vita.

Fatto sta che il “pittoresco” Zanza – capelli lunghi e biondissimi, camicie aperte sul petto villoso, pantaloni di pelle e stivaletti, in sintesi un look d’acchiappo tutt’altro che sobrio – continua a far parlare di sé anche dopo essere passato a miglior vita. E stavolta non per le sue conquiste, bensì perché un prete (don Raffaele Masi) gli ha negato i funerali, mentre un altro decisamente più illuminato (don Mario Antolini) glieli ha concessi. Un episodio davvero singolare, decisamente non al passo con i tempi e, soprattutto, con il Vangelo che, spesso e volentieri, esalta le virtù del perdono. Ora se da un lato è comprensibile la perplessità del religioso che ha negato a Zanza i funerali, dall’altro non è accettabile il suo rifiuto. Don Raffaele Masi è il parroco della Chiesa Regina Pacis di Rimini, dove Zanza aveva fatto la Comunione e la Cresima, pertanto i familiari desideravano che anche i suoi funerali fossero celebrati lì. Ma il religioso, appellandosi al diritto canonico che gli concede questa facoltà, ha ritenuto opportuno non celebrare le esequie di un uomo che ha sempre ostentato pubblicamente una vita vissuta nel peccato e nella dissolutezza. Una vita lontana dai principi ecclesiali.

Una scelta che fa discutere – e riflettere – dal momento che i funerali di solito non vengono negati neanche a chi ha commesso reati ben più gravi e devastanti dell’aver amato seimila donne. Fatto sta che il povero Zanza rischiava di non riposare in pace se non fosse stato per don Mario Antolini che, in linea con il messaggio divino della clemenza e del perdono, ha accettato di celebrare i funerali del playboy nella chiesa del cimitero monumentale di Rimini. Così ancora oggi si continua a parlare di Zanza, noto persino all’estero dove diversi giornali europei hanno dedicato un titolo alla “scomparsa dell’ultimo playboy italiano”. Chissà, forse per lui sarebbe stata più adatta una cerimonia laica, ma resta il fatto che è inaccettabile la decisione di negargli i funerali. Se pensiamo che, oltre alle parole di Gesù, persino il Papa ha detto “Chi sono io per giudicare?”, allora la decisione del parroco di Rimini appare a dir poco presuntuosa se messa a confronto della misericordia divina.

Dopotutto Zanza non ha fatto del male a nessuno, a parte se stesso. Perché un uomo che passa da una donna all’altra per affermare il proprio ego, genera una tristezza infinita e denota, al contrario di quanto vorrebbe dimostrare, una totale incapacità di amare. E non esiste vita più triste di quella senza un amore autentico che non ha nulla a che vedere con i numeri. Ho sempre nutrito una profonda antipatia per la figura archetipica del playboy, ma questo Zanza – pace all’anima sua –  mi ha fatto scattare la molla della solidarietà con questa storia, unica nel suo genere, del funerale negato. Zanza non era un esempio di vita né tanomeno uno stinco di santo, questo è ovvio, però esiste il perdono. E se a negarlo è proprio un religioso, non trovo alcuna coerenza in questa decisione. Che rispetto, ci mancherebbe, ma reputo assai lontana dal messaggio universale dell’accoglienza e del perdono professati dalla Chiesa. Motivo per cui, se ci pensiamo bene, il funerale negato a Zanza risulta “scandaloso” quasi come i suoi peccati, se non di più.

Copyright©2018 Il Graffio, riproduzione riservata