Danzando per le Marche: “Io, Don Chisciotte” a Pesaro e “Cantiere aperto per Genealogia” a Civitanova

"Io, Don Chisciotte", foto di Gabriele Orlandi

di REDAZIONE –

“Io, Don Chisciotte”. Il Balletto di Roma porta in scena un capolavoro senza tempo con la firma di Fabrizio Monteverde. Teatro Rossini di Pesaro, 25 ottobre ore 21. Fabrizio Monteverde, coreografo che da oltre trent’anni svolge un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile, rilegge in chiave coreografica un’altra pagina della letteratura mondiale, il capolavoro del Siglo de oro: “Don Chisciotte”. Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, ci sono i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte, con il suo sguardo strabico sulla realtà, conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà. Biglietti da 7,50 a 27 euro in prevendita QUI o tramite Call Center 0712133600

Sabato 26 ottobre, ore 21.15, al Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche: con il Cantiere aperto per Genealogia “Le radici del corpo” a cura di Luna Cenere, entra nel vivo il progetto di residenze Civitanova Casa della Danza, ideato e realizzato da Amat con il Comune di Civitanova Marche presso le strutture della città alta – Foresteria Imperatrice Eugenia e Teatro Annibal Caro – finanziato dal MiBact e dalla Regione Marche con l’obiettivo di operare sul territorio un percorso di avvicinamento all’arte coreutica e allo stesso tempo di sostenere alcuni artisti nella loro ricerca creativa. Spazi di creazione artistica e di programmazione di spettacolo che operano in uno stretto legame con la comunità di riferimento: questo racchiudono le “residenze artistiche” ospitate a Civitanova Marche, la città marchigiana che conferma la sua vocazione di centro della danza aperta alle esperienze più innovative della scena. La formula del Cantiere aperto permette al pubblico di vedere non tanto uno spettacolo nella sua forma definitiva ma i materiali che portano alla sua realizzazione e prendere parte alla fase affascinante della sua genesi.

Il lavoro di Luna Cenere nasce da un laboratorio in svolgimento in questi giorni al Teatro Annibal Caro con un gruppo di danzatori e amatori dell’arte coreutica. «In questo lavoro – afferma Luna Cenere – desidero fare un esperimento artistico, coreografico e umano. Sperimentare la compresenza in scena di danzatori professionisti con artisti, danzatori non professionisti e amatori anche non necessariamente provenienti dal mondo della danza. Questa scelta va incontro al desiderio di declinare il tema fisico e filosofico sul corpo e le differenti “-logie” legate ad esso. Genealogia non è immaginato solo come uno spettacolo ma come una pratica condivisa e una ricerca coreografica declinabile in diverse forme. Durante il processo di creazione è fondamentale la condivisione e la riflessione sulla letteratura dedicata “al corpo”». Biglietto cortesia 3 euro.

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