di ROSITA SPINOZZI –
Di anni ne compie ottanta, ma in realtà “Via col vento” è un film senza età che ancora oggi ha molto da dire e, soprattutto, da insegnare. A partire dalle sue frasi celebri – “Dopo tutto, domani è un altro giorno”, pronunciata da una fiduciosa Rossella O’Hara, e “Francamente me ne infischio” con la quale un esasperato Rhett Butler le dà il benservito – metafore di vita che hanno contribuito a rendere immortale il film più visto della storia, uscito il 15 dicembre 1939 negli Stati Uniti e vincitore di otto Oscar. Uno dei quali è giustamente andato a Hattie McDaniel, in qualità di migliore attrice non protagonista nei panni di Mami, schiava degli O’Hara e nutrice di Rossella: per la prima volta nella storia del cinema, una donna afroamericana riuscì ad aggiudicarsi l’ambita statuetta. Ma il “dietro le quinte di una leggenda”, non finisce qui perché sono davvero molti gli aneddoti che ruotano intorno a “Via col vento”, contribuendo così ad alimentare sempre più la sua fama e facendosi beffe del tempo che passa.
Perché passano le mode, e pure i film, ma “Via col vento” resta ed è sempre in grado di coinvolgere un pubblico di tutte le età. Piace ai nostalgici, piace agli adulti e piace persino alle nuove generazioni che restano affascinate dal carattere ribelle e determinato di Rossella e, soprattutto dalla sua “metamorfosi” nel corso degli eventi che la vedranno soffrire, cadere per poi rialzarsi sempre ad ogni colpo infertole dal destino. Piacciono persino i suoi capricci, soprattutto quando lasceranno spazio ai sentimenti e alla sua sconfinata voglia di vivere.
Come non amare quell’adorabile “faccia da schiaffi” di Rhett Butler? Il suo sorriso spaccone, la sua filosofia di vita un po’ sfacciata e sopra le righe, la sua libertà contrapposta al senso del dovere. In primis il suo liberatorio “francamente me ne infischio”, che sarebbe davvero opportuno adottare in alcuni frangenti delle nostre vite ormai diventate frenetiche e troppo “social”. Francamente, però non se ne sarà potuto infischiare il celebre attore Gary Cooper, che dovunque si trovi, lo immagino ancora a rodersi il fegato. A lui, infatti, venne inizialmente proposta la parte di Rhett. Ma Cooper la rifiutò perché pensava a questo film come al più grande fallimento della storia del cinema: «“Via col vento” sta per diventare il più grande flop della storia del cinema, e sarà Clark Gable a perderci la faccia, non Gary Cooper».
Un errore clamoroso e imperdonabile quello di Cooper che, seppur bravo interprete di molti film noti, non è mai entrato nel mito come invece è accaduto a Clark Gable che, nell’immaginario collettivo, ancora oggi incarna a perfezione l’ideale di simpatica canaglia che tutti vorremmo aver conosciuto almeno una volta nella vita. E che dire dell’incantevole Vivien Leigh? Una perfetta Rossella O’Hara, di certo molto più avvenente della Rossella descritta da Margaret Mitchell nel suo romanzo cult, ma di certo la migliore tra le 1400 attrici provenienti da tutta l’America che si presentarono per conquistare l’ambito ruolo.
Soltanto 31 di queste riuscirono ad arrivare agli screen test. Tra le candidate c’erano Miriam Hopkins, Paulette Goddard, Jean Bennett, Joan Crawford, Bette Davis, Katharine Hepburn, tanto per citare le più famose. La preferita della Mitchell era Miriam Hopkins, che però non venne scelta perché per i produttori era troppo “anziana” per il ruolo. Vivien Leigh mise tutti d’accordo con un provino strepitoso ed uno sguardo a cui è davvero impossibile resistere. Il resto è storia, o meglio, leggenda.
Di aneddoti da raccontare ce ne sarebbero a centinaia, ma credo che la cosa migliore sia quella di rivedere il film che, a mio avviso, con lo scorrere del tempo viene sempre percepito con una maggiore consapevolezza. Non saprei, infatti, quantificare le volte che l’ho visto. Ma so bene che ogni volta ho sempre trovato nuovi spunti di riflessione. Non è un caso infatti che ad Atlanta, nella sala numero 6 del cinema CNN6 Centre, dal 1939 ogni giorno viene proietto “Via col vento”. Ben due volte al giorno.
Copyright©2019 Il Graffio, riproduzione riservata