Cleto Capponi, futurista e insegnante di educazione artistica: il suo “silenzioso invito”

Mostra di pittura al Kursaal di Grottammare nel 1966

di AMERICO MARCONI –

Ritrovo una foto del 1966. Eravamo cinque alunni, della Scuola Media Statale di Grottammare “G.Leopardi”, con il nostro insegnante di educazione artistica Cleto Capponi. I nostri acquerelli e tempere furono scelti per essere esposti al Kursaal. Per me fu un ambìto traguardo. Personalmente ho imparato prima a disegnare che a scrivere, eppure al primo anno di Scuola Media il professor Capponi, nonostante l’impegno, non sembrava apprezzare abbastanza i miei lavori. Mai lo espresse con chiarezza: era un insegnante che parlava molto poco e ci lasciava liberi di disegnare ciò che volevamo. Ma il voto 6 testimoniava la mia scarsa bravura. Fu allora che iniziai ad osservare gli amici che prendevano voti più alti. E d’improvviso un giorno capii. Non dovevo soffermarmi troppo sui particolari ma essere veloce nel disegno e nel colore. Salii a un decente 7 e l’anno dopo a un buon 8. Per arrivare ad essere tra i partecipanti alla memorabile Mostra di Pittura al Kursaal.

Molte sono le opere di Cleto Capponi sul territorio piceno. Ricordo quelle facilmente individuabili. A San Benedetto del Tronto, a viale delle Tamerici sulla scogliera, progetta e innalza nel 1978 il Monumento al Pescatore. Sopra a blocchi concretizza una figura umana in cemento che poi riveste con formelle di terracotta. Il risultato è un colossale pescatore, protetto da un impermeabile con in testa un largo cappello. Sulla mano destra tiene un corno per suonare verso nord est, a indicare nella nebbia la direzione per chi sta in mare. Sulla sinistra regge una rete. A Grottammare nel 1979 il Cristo sulla Croce, posta all’incrocio tra la SS16 e la Valtesino, va in frantumi per un incidente. E lui ne realizza un altro in ceramica rosata che trasuda una tenera, sofferta umanità. Nel 1985 sul lungomare nord, sempre a Grottammare, propone il Monumento alla Vela. Un’installazione in ferro forgiato e grafitato, su una base rotonda di cemento, che apre le sue vele stilizzate al mare e al vento.

Solo nel 2009, nove anni dopo la morte di Capponi, viene organizzata una mostra ad Ascoli Piceno. Il titolo del catalogo, curato da Stefano Papetti, è Futurismo inedito: Capponi: i ritratti nascosti. Cleto nasce nel 1912 ad Ascoli Piceno. A 10 anni, ospite al Convitto Nazionale di Macerata, visita la Prima Esposizione Futurista curata dal pittore Ivo Pannaggi. Dove furono esposte opere di Balla, Boccioni, Depero, Sironi e Pannaggi; insomma dei più grandi futuristi del tempo. Ed è a quell’incontro che intuisce la direzione da prendere. Con un ritratto del pugile Primo Carnera, che vide gareggiare, pubblicato nel gennaio del 1934 sul Messaggero, Cleto Capponi diventa famoso. Il Popolo d’Italia gli commissiona una galleria di contemporanei e una di regime. Eseguirà una trentina di ritratti: dal re del Siam, a Roosevelt, da Marconi, a Balbo.

I disegni, i quadri, le sculture mostrano che Cleto Capponi aveva fatto sua la tesi della pittura futurista:«Noi proclamiamo che il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi». A cui aderì in autonomia, applicando una continua ricerca al disegno, alle tecniche e ai materiali. Ed io capisco solo ora quale fu allora, insegnante alla Scuola Media, il suo silenzioso invito: «Sfuggite alla staticità e alle abitudini, siate liberi attraverso il saper fare: nell’arte e nella vita».

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