Il fascino e la sacralità dei Grotti a Montefiore dell’Aso

Interno dei Grotti a Montefiore dell'Aso

di AMERICO MARCONI –

Non è facile trovare i Grotti ma chiedendo informazioni all’entrata di Montefiore dell’Aso qualcuno saprà dare indicazioni. Nella collina verso sud, tra ulivi, pini, rose canine e ginestre scopriremo i fori d’ingresso. Penetreremo accucciati e, una volta dentro, grande è la suggestione: sembrerà di essere tornati indietro di millenni. Le grotte sono scavate nell’arenaria, lunghe circa cinque metri e larghe più di tre, con volta ogivale. Le pareti mostrano buchi che misurano da venti a trenta centimetri in larghezza e profondità. Verso mezzogiorno si aprono precipiti sulla campagna sottostante.

Il territorio dell’attuale Montefiore dell’Aso, dopo la conquista romana, faceva parte dell’Ager Cuprensis; collocata nella V regio Picenum di epoca augustea. Tra i culti, oltre a quello dell’antica dea Cupra – divinità della fertilità, delle acque, della bellezza e dell’amore – attestato dalla lapide adrianea del 127 nella Chiesa di San Martino a Grottammare; vi fu il culto della dea Flora. Anche lei divinità preromana dei fiori, dei giardini e della primavera. Protettrice della fioritura di piante, erbe e della vita tutta. La probabile collocazione del tempio a Montefiore – toponimo che richiama il nome della dea – potrebbe essere dov’è la Chiesa di San Pietro. Ma si attendono evidenze archeologiche.

Al di là della mitica descrizione dell’Averno che fa Virgilio nell’Eneide, quasi tutti i romani credevano alla sopravvivenza dell’anima. E alla morte venivano sepolti sotto terra (inumazione) come i Piceni o cremati, come gli Etruschi più abbienti. Quest’ultimo rito, solenne e ricco, era dispendioso. Le ceneri infine erano riposte in urne o cassette e situate in un colombario (da non confondere con il colombaio dove erano allevati piccioni). Il colombarium era una grande tomba, completamente o parzialmente sottoterra, con decine di cripte circolari o rettangolari sui muri. Poste l’una accanto all’altra e destinate a ospitare il contenitore con le ceneri del defunto su cui era scritto il suo nome.

Ecco spiegata la presenza e l’uso dei buchi sulle pareti dei Grotti a Montefiore dell’Aso. Le grotte sono a gruppi di tre, collegate con un cunicolo. Le cui cavità verso mezzogiorno si notano fin dalla Val Menocchia. Probabilmente da quel lato erano chiuse, quando venivano usate come colombario. Organizzazioni dette “Corpora et Sodalicia” s’incaricavano delle pratiche funerarie della cremazione e della conservazione. Ogni sodalicia gestiva un gruppo di colombari. Sembra che le grotte con nicchie più piccole fossero usate per le ceneri dei bimbi, quelle con nicchie un po’ più grandi per le donne e le più grandi ancora per gli uomini. Questa usanza durò dal I secolo a.C. fino al II secolo dopo Cristo.

La difficile sfida sarà conservare i Grotti, peculiarità geologica e culturale del territorio di Montefiore e della vicina Massignano. Purtroppo per loro natura le cavità in arenaria tendono a sfaldarsi, ancora di più se presentano buchi alle pareti. Ogni gesto umano può arrecare danno a un ambiente così delicato. Figuriamoci incidere stoltamente il proprio nome, come tanti hanno fatto. Quindi visitiamole, ma con grande attenzione e massimo rispetto per la loro sacralità.

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I Grotti verso sud, esterno dalla Val Menocchia