di ELIANA NARCISI (ELIANA ENNE) –
TORINO – Piero Pelù il rocker, il pugile, l’attivista, l’anarcoide, fondatore e frontman dei Litfiba, è anche autore e scrittore. Dopo aver pubblicato “Perfetto difettoso” (ed. Mondadori, 2000) e “Identikit di un ribelle” (ed. Rizzoli, 2014), due autobiografie scritte insieme a Massimo Cotto che ripercorrono una carriera intensa e ricca di successi, torna oggi in libreria con “Spacca l’infinito” (ed. Giunti), un tentativo di scrittura romanzata (così lo definisce lui stesso) della storia del nostro Paese attraverso i racconti della storia della sua famiglia.Un romanzo maturato durante il lockdown, quando tutto il pianeta si è fermato e finalmente siamo riusciti a recuperare una cosa fondamentale della nostra esistenza: il tempo. Quella cosa che non ci basta mai, che ci imponiamo di infarcire di impegni a tutti i costi, e facciamo così anche con i nostri figli. Come se avere del tempo solamente per pensare sia una cosa scomoda. In realtà il tempo per mettersi a scrivere i nostri pensieri, i ricordi, il rapporto con la realtà, con gli altri, con noi stessi, con i nostri sogni, è fondamentale.
Tanti sono i temi affrontati, dalla famiglia alla guerra, dalla violenza all’ambiente. Uno spaccato del ‘900 ripercorso attraverso esperienze e contraddizioni tenute a lungo nascoste, come spesso succede nelle famiglie di ognuno di noi. Un nonno materno pacifista, un nonno paterno fascista, l’esperienza della prima grande guerra vissuta con animo diametralmente opposto e raccontata a un giovane Piero Pelù con toni intensi e devastanti, tanto da portarlo a maturare una profonda avversione per la violenza e quel sentimento pacifista che ha animato la scrittura della sua musica.
Pensiamo alle prime canzoni dei Litfiba come “Guerra”, a quella scritta con Ligabue e Jovanotti “Il mio nome è mai più”, fino a “Bomba boomerang” composta nel periodo da solista. E poi il rapporto con il padre, l’amore per la sua terra, le escursioni sulle splendide Alpi Apuane a strapiombo sul Tirreno, posti incredibili con biodiversità veramente speciali. “Mio padre mi insegnava a raccogliere le cartacce e la sporcizia che trovavamo lungo il percorso. Crescendo ho continuato a farlo da solo. Tutta la sporcizia che lasciamo nell’ambiente, la ritroveremo nelle cose che mangeremo.” E infine la passione per la musica, immancabile compagna di pensieri e riflessioni che gli ha permesso di maturare e coniugare sogni e impegno civile.
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