San Benedetto, incontri con l’autore: Ivano Dionigi presenta “Benedetta parola. La rivincita del tempo”

di REDAZIONE –

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ivano Dionigi presenterà il libro “Benedetta parola. La rivincita del tempo”, venerdì 17 giugno alle ore 21.30, presso la Palazzina Azzurra. Conversa con l’autore l’avvocato Silvio Venieri. Evento organizzato dall’Associazione “I Luoghi della Scrittura” e dalla Libreria “Libri ed Eventi” con il patrocinio ed il sostegno dell’Amministrazione Comunale e della Regione Marche. Ingresso libero. Ivano Dionigi è professore emerito di Lingua e Letteratura Latina dell’Università di Bologna, di cui è stato rettore dal 2009 al 2015. È presidente della Pontificia Accademia di Latinità e del Consorzio Interuniversitario Alma Laurea, e direttore del Centro Studi “La permanenza del classico”. Tra i suoi libri: “Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi” (Laterza, 2018), “Osa sapere. Contro la paura e l’ignoranza” (Solferino, 2019), “Parole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo” (Raffaello Cortina, 2020), “Segui il tuo demone. Quattro precetti più uno” (Laterza, 2020).

IL LIBRO – La parola tende il filo ininterrotto del tempo che tiene insieme la memoria dei padri e il destino dei figli. Creatura e creatrice, la parola custodisce e rivela l’assoluto che siamo. Stupenda e tremenda, potente e fragile, gloriosa e infame, benedetta e maledetta, simbolica e diabolica, la parola è pharmakon, “medicina” e “veleno”: comunica e isola, consola e affanna, salva e uccide; edifica e distrugge le città, fa cessare e scoppiare le guerre, assolve e condanna innocenti e colpevoli. Per i classici è icona dell’anima, sede del pensiero, segno distintivo dell’uomo; per la sapienza biblica inaugura la creazione e fonda lo «scandalo» cristiano dell’incarnazione. Che ne è oggi della parola? Ridotta a chiacchiera, barattata come merce qualunque, preda dell’ignoranza e dell’ipocrisia, essa ci chiede di abbassare il volume, imboccare la strada del rigore, ricongiungersi alla cosa. Agostino direbbe che “noi blateriamo ma siamo muti”. Costruttori di una quotidiana Babele e sempre più votati all’incomprensione reciproca, avvertiamo il bisogno di un’ecologia linguistica che restituisca alla parola il potere di svelare la verità. A noi il duplice compito: richiamare dall’esilio le parole dei padri e creare parole per nominare il novum del nostro tempo.

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