di RAFFAELLA CIUFO –
In piena stagione di prova costume e relative più disparate diete dimagranti per apparire con i nostri corpi in mostra sulle spiagge al meglio possibile, mi è tornata in mente la “porta magra” del monastero di Alcobaça in Portogallo. Il monastero che fu inaugurato nel 1153 e che è il più importante monastero medievale portoghese, tale che per la sua importanza storico-culturale e artistica nel 1989 è stato anche dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco. Ma oltre all’ammirevole architettura del monastero, incuriosisce il visitatore la sua stretta porta d’accesso al refettorio, dove i monaci consumavano i loro pasti mentre uno di loro su un pregevole pulpito leggeva ad alta voce passi della Bibbia. A quanto sembra – e questa è la curiosità – una delle regole monastiche imponeva la magrezza ai confratelli e dunque chi non fosse riuscito a passare attraverso la porta stretta del refettorio, era costretto al digiuno fino a riassumere – per così dire – la “taglia giusta”
per attraversare quella porta. E qui ritorniamo al punto di partenza: l’importanza dell’aspetto fisico rispondente ai canoni estetici prevalenti, dettati dalla tendenza modaiola del momento. A questa prigionia delle “regole dell’estetica” si oppone da qualche anno un movimento socio-culturale denominato “Body Positivity” che contrasta appunto il “body shaming”, la derisione del corpo, promuovendo invece come una liberazione l’accettazione senza preconcetti del proprio aspetto fisico così come lo si ha, senza vergognarsi magari della propria taglia abbondante e come pure di qualche imperfezione della pelle, come ad esempio la vitiligine, messa in mostra orgogliosamente dalla famosa top model canadese Winnie Harlow. Tale movimento “body positive” si sta facendo in breve molta strada, perché sempre più donne non vogliono più temere la prova costume, ma valorizzare e amare invece il proprio corpo così come si è, includendo il rispetto per il corpo degli altri, comprese le disabilità. Noi non possiamo che essere dalla loro parte.
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